Introduzione
La crisi d’impresa non coincide necessariamente con il momento in cui l’azienda non riesce più a pagare i propri debiti.
Spesso il deterioramento emerge prima: la liquidità diventa più difficile da gestire, le scadenze vengono rinviate, aumenta il ricorso agli affidamenti bancari, alcuni fornitori vengono pagati in ritardo o si accumulano debiti fiscali e contributivi.
Il punto non è attribuire automaticamente a ogni difficoltà il significato di “crisi”. È comprendere quando più segnali, considerati insieme, rendono necessario analizzare la situazione prima che le alternative concretamente disponibili si riducano.
La crisi ha anche una dimensione prospettica
Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza definisce la crisi come lo stato che rende probabile l’insolvenza e che si manifesta attraverso l’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte alle obbligazioni nei successivi dodici mesi (art. 2 CCII).
La prospettiva è quindi anche futura: un’impresa può essere ancora operativa e continuare a effettuare pagamenti, ma presentare già un problema se le risorse finanziarie prevedibili non appaiono sufficienti rispetto agli impegni che dovranno essere affrontati.
Il Codice richiede inoltre all’imprenditore individuale di adottare misure idonee a rilevare tempestivamente la crisi e all’imprenditore collettivo di istituire assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati anche a questo scopo. Tali misure devono consentire, tra l’altro, di rilevare squilibri, verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità almeno per i dodici mesi successivi (art. 3 CCII).
I segnali concreti da non leggere isolatamente
Nella gestione quotidiana, alcuni fenomeni meritano particolare attenzione.
Liquidità sempre più difficile da governare
Una tensione occasionale può dipendere dalla normale dinamica dell’attività. Il quadro cambia quando la mancanza di liquidità diventa ricorrente e l’impresa deve continuamente scegliere quali scadenze rispettare e quali rinviare.
È particolarmente utile capire se il problema dipende soltanto da uno sfasamento temporaneo tra incassi e pagamenti oppure da una struttura finanziaria che non riesce più a sostenere il debito e l’attività corrente.
Fornitori pagati sempre più tardi
L’allungamento sistematico dei tempi di pagamento può diventare una forma impropria di finanziamento dell’impresa.
Occorre considerare non soltanto l’ammontare del debito, ma anche quali fornitori siano essenziali per proseguire l’attività, quali abbiano già sospeso o minacciato di sospendere le forniture e quali abbiano avviato iniziative per il recupero del credito.
Il CCII individua espressamente, tra i segnali rilevanti ai fini della tempestiva previsione della crisi, determinate situazioni di debito scaduto verso fornitori (art. 3 CCII).
Rapporti bancari più tesi
Riduzioni degli affidamenti, richieste di rientro, sconfinamenti prolungati o crescente difficoltà nell’ottenere nuova finanza possono incidere rapidamente sulla capacità dell’impresa di proseguire regolarmente l’attività.
Anche in questo caso il dato va inserito in un quadro più ampio: debito utilizzato, scadenze dei finanziamenti, garanzie, flussi attesi e dipendenza dell’azienda dal credito bancario.
Il Codice considera inoltre specifiche esposizioni bancarie scadute o protratti superamenti degli affidamenti tra i segnali da rilevare (art. 3 CCII).
Debiti fiscali e contributivi che si accumulano
Il rinvio dei versamenti fiscali o contributivi può dare un sollievo finanziario immediato, ma tende a spostare il problema in avanti.
È necessario conoscere l’ammontare effettivo dell’esposizione, distinguere le diverse posizioni, verificare rateizzazioni e scadenze e comprendere come il debito pubblico si inserisca nel complesso dell’indebitamento aziendale.
Tra i segnali richiamati dall’art. 3 CCII rientrano anche le esposizioni debitorie previste dall’art. 25-novies CCII, relativo alle segnalazioni dei creditori pubblici qualificati.
Iniziative dei creditori e scadenze ravvicinate
Solleciti, diffide, decreti ingiuntivi, precetti, pignoramenti o altre iniziative non hanno tutti lo stesso peso.
La questione centrale è comprendere se si tratta di episodi circoscritti oppure dell’effetto visibile di una difficoltà più generale. È importante soprattutto verificare quali termini siano imminenti e quali iniziative possano incidere sulla continuità aziendale o sulle possibilità di negoziazione.
Decisioni sempre più difficili per gli amministratori
Un altro segnale emerge quando l’organo amministrativo deve assumere con frequenza crescente decisioni straordinarie: quali creditori pagare, come reperire liquidità, se continuare determinati rapporti, come affrontare una richiesta bancaria o se sia necessario avviare un percorso di ristrutturazione.
In queste situazioni il problema non è soltanto scegliere rapidamente. È disporre delle informazioni necessarie per comprendere le conseguenze delle diverse alternative.
Un singolo indicatore non basta
La presenza di uno di questi elementi non consente, da sola, di formulare una diagnosi sulla situazione dell’impresa.
Lo stesso ritardo verso un fornitore può avere significati molto diversi in un’impresa con liquidità adeguata e ordini acquisiti oppure in un’azienda che presenta contemporaneamente riduzione degli affidamenti, debiti fiscali crescenti e difficoltà nel finanziare il capitale circolante.
La valutazione deve quindi mettere in relazione almeno:
- liquidità disponibile e flussi finanziari prevedibili;
- scadenze dei debiti;
- situazione bancaria;
- esposizione fiscale e contributiva;
- fornitori e altri creditori rilevanti;
- iniziative esecutive o giudiziali;
- andamento economico dell’attività;
- capacità dell’impresa di proseguire operativamente;
- garanzie e patrimonio rilevanti.
Non si tratta necessariamente di svolgere subito un’analisi complessa. Il primo obiettivo è costruire un quadro affidabile che permetta di capire quali questioni richiedano un approfondimento.
Perché il tempo incide sulle alternative
Affrontare tempestivamente una difficoltà non significa necessariamente avviare una procedura prevista dal Codice della crisi.
Può significare accertare che la tensione sia temporanea. Può rendere necessario rinegoziare singoli rapporti. Oppure può far emergere la necessità di valutare un intervento più strutturato.
Il vantaggio dell’analisi anticipata è soprattutto informativo: permette di confrontare le alternative quando l’impresa conserva ancora un maggiore margine di scelta.
Conclusione operativa
Quando più segnali iniziano a presentarsi contemporaneamente, la prima domanda utile non è necessariamente «quale procedura dobbiamo utilizzare?».
È più corretto chiedersi:
qual è oggi la situazione dell’impresa, quali sono le urgenze, quali impegni dovranno essere affrontati nei prossimi mesi e quali elementi devono essere approfonditi prima di assumere decisioni?
Solo dopo questa ricostruzione è possibile valutare se sia sufficiente intervenire su singoli rapporti oppure se occorra esaminare un percorso più ampio di ristrutturazione o risanamento.
Avvertenza
I segnali descritti hanno carattere generale. La loro presenza, intensità e combinazione assumono significati differenti in relazione alle caratteristiche economiche, finanziarie e giuridiche della singola impresa. La scelta delle iniziative da intraprendere richiede quindi una valutazione della situazione concreta.
Riferimenti normativi essenziali
D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 – Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, testo vigente: artt. 2, 3 e 25-novies.
Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, testo vigente
